Metà ottobre, un martedì mattina. Nella sezione dei piccoli della scuola dell'infanzia, Giulia ha tre anni e un mese e non si stacca dalla porta. La maestra sa che ha frequentato due anni di nido, a trecento metri da lì. Non sa altro: come si addormentava, cosa la consolava, quali parole usava per chiedere aiuto. Le educatrici del nido lo sapevano benissimo. Tra le due strutture, però, nessuno si è mai parlato.
È una scena comune. Da quasi dieci anni la legge parla di un unico sistema dalla nascita ai sei anni. Nella pratica, nido e scuola dell'infanzia restano spesso due mondi vicini che non si conoscono. In questo articolo vediamo cosa prevede davvero il sistema integrato 0-6, quali strumenti ha messo in campo e quali gesti concreti rendono la continuità qualcosa di più di una parola nel progetto educativo.
Un sistema unico, due storie diverse
Il decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 65 ha istituito il sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita sino a sei anni. Ne fanno parte i servizi educativi per l'infanzia (nidi e micronidi, sezioni primavera, servizi integrativi) e le scuole dell'infanzia statali e paritarie.
Il testo usa la parola continuità in modo esplicito. Dei nidi dice che "operano in continuità con la scuola dell'infanzia". Della scuola dell'infanzia, che assume una funzione strategica "operando in continuità con i servizi educativi per l'infanzia e con il primo ciclo di istruzione".
La difficoltà di partenza è nota. Le Linee pedagogiche per il sistema integrato zerosei, adottate con decreto ministeriale 22 novembre 2021, n. 334, lo dicono chiaramente: servizi educativi e scuole dell'infanzia hanno avuto storie diverse, quadri teorici diversi, percorsi di formazione del personale diversi, pratiche diverse. Spesso sono gestiti da soggetti diversi. La continuità, quindi, non nasce da sola. Va costruita.
Cosa vuol dire continuità, secondo le Linee pedagogiche
Le Linee pedagogiche descrivono la prospettiva zerosei come un continuum fatto di tre cose: riferimenti teorici condivisi, coerenza del progetto educativo, scelte intenzionali condivise. Non chiedono che il nido diventi una piccola scuola dell'infanzia, né il contrario.
- Continuità non è ripetizione. Il testo afferma che la continuità "non coincide con la stabilità e la ripetizione delle esperienze, ma con il cambiamento e l'arricchimento di situazioni". Il bambino che arriva alla scuola dell'infanzia ha diritto a cose nuove, dentro una traiettoria coerente.
- Ogni segmento resta responsabile del proprio tratto. Il curricolo verticale deve valorizzare "la piena responsabilità di ogni segmento" rispetto ai modi di apprendere propri di ciascuna età. Il nido non anticipa, la scuola dell'infanzia non ricomincia da zero.
Le Linee distinguono poi una continuità verticale, tra nido, scuola dell'infanzia e primaria, e una orizzontale, con i servizi sociali, sanitari e psicologici e con le risorse del territorio come biblioteche, ludoteche e musei.
Una novità riguarda proprio il versante 3-6: dall'anno scolastico 2026/27 la scuola dell'infanzia lavora con le nuove Indicazioni nazionali per il curricolo, adottate con decreto ministeriale 9 dicembre 2025, n. 221. Per un nido che vuole dialogare con le scuole del territorio, conoscerne l'impianto è un buon punto di partenza.
Poli per l'infanzia e sezioni primavera: dove il raccordo prende forma
Il decreto 65 ha indicato due strutture pensate apposta per tenere insieme 0-3 e 3-6.
I Poli per l'infanzia accolgono, in un unico plesso o in edifici vicini, più strutture per bambini fino a sei anni, "nel quadro di uno stesso percorso educativo". Il decreto li descrive come laboratori permanenti di ricerca, partecipazione e apertura al territorio, che condividono servizi generali, spazi collettivi e risorse professionali. Le Linee pedagogiche aggiungono che il loro valore va oltre la condivisione degli spazi: un Polo funziona quando educatrici e insegnanti si conoscono, si scambiano esperienze e si formano insieme.
Le sezioni primavera accolgono i bambini tra i 24 e i 36 mesi e, secondo il decreto, "favoriscono la continuità del percorso educativo da zero a sei anni". Di norma sono aggregate a scuole dell'infanzia statali o paritarie o inserite nei Poli. Le Linee le definiscono un laboratorio di continuità tra i due segmenti e un'alternativa educativa all'iscrizione anticipata alla scuola dell'infanzia, con un gruppo più piccolo, un ambiente pensato per il terzo anno di vita e un rapporto numerico adulto-bambini più favorevole.
La diffusione di Poli e sezioni primavera è molto diversa da territorio a territorio: la programmazione dei Poli spetta alle Regioni, d'intesa con gli Uffici scolastici regionali e tenendo conto delle proposte degli enti locali.
Il coordinamento pedagogico territoriale: chi tiene i fili
Tra gli obiettivi strategici del decreto 65 c'è il coordinamento pedagogico territoriale. Le Linee pedagogiche lo descrivono come un organismo stabile che riunisce i coordinatori dei servizi educativi e delle scuole dell'infanzia di un territorio, statali, comunali, privati e paritari.
Il suo compito, per quanto riguarda la continuità, è concreto: costruire percorsi tra servizi educativi e scuole dell'infanzia, organizzare scambi e gemellaggi tra strutture pubbliche e private, proporre formazione comune. Le Regioni lo promuovono, i Comuni, anche in forma associata, lo attivano coinvolgendo i gestori, che assicurano la partecipazione dei propri coordinatori.
Qui serve realismo: non tutti i territori hanno un coordinamento attivo, e dove esiste il coinvolgimento dei nidi privati non è sempre scontato. Per un coordinatore vale la pena chiedere al proprio Comune se esiste e come si partecipa. Sul ruolo del coordinatore dentro la struttura ne abbiamo parlato in qualità educativa e coordinatore pedagogico.
Le pratiche che fanno la differenza
Le Linee pedagogiche indicano con precisione cosa significa progettare in continuità. Il primo passo è la conoscenza reciproca tra professionisti che vengono da esperienze diverse. Poi vengono le azioni:
- Formazione comune tra educatrici del nido e insegnanti della scuola dell'infanzia, per condividere un linguaggio e uno sguardo sui bambini.
- Visite reciproche e osservazioni incrociate: l'insegnante che passa una mattina al nido, l'educatrice che accompagna il gruppo dei grandi a vedere la nuova scuola.
- Esperienze tra bambini di età diverse, con la compresenza di educatori e insegnanti: un laboratorio, una lettura, un pranzo condiviso a primavera.
- Passaggi di informazioni descrittive sulle autonomie e sulle competenze acquisite e in via di acquisizione. Descrittive, non valutative: come il bambino mangia, si addormenta, entra in relazione, cosa lo rassicura.
- Il coinvolgimento dei genitori, che le Linee considerano essenziale per un patto di corresponsabilità. La famiglia è il filo che passa da una struttura all'altra.
Sul passaggio di informazioni c'è un'attenzione in più. Quando nido e scuola sono gestiti da soggetti diversi, i dati del bambino si condividono coinvolgendo la famiglia e con una base giuridica chiara. In caso di dubbio, conviene sentire il proprio consulente privacy o il DPO prima di definire la procedura.
Da dove partire se il tuo nido non è in un Polo
La maggior parte dei nidi, soprattutto privati, non fa parte di un Polo e non ha una scuola dell'infanzia accanto. La continuità si può costruire lo stesso, con qualche passo semplice.
- Mappa le destinazioni. Dove vanno i tuoi bambini a tre anni? Di solito sono due o tre scuole dell'infanzia. Sono loro i tuoi interlocutori.
- Chiedi un incontro in autunno, non a giugno. Un primo contatto tra coordinatrice e referente della scuola, per capire cosa interessa sapere e in che forma.
- Prepara un racconto di passaggio per ogni bambino, condiviso prima con la famiglia: poche pagine, qualche immagine, le abitudini che contano. Se la documentazione dell'anno è già raccolta in un unico posto, prepararlo richiede molto meno tempo.
- Programma un'esperienza ponte a primavera: una visita, una festa, un libro letto insieme nelle due strutture.
- Informati sul coordinamento pedagogico territoriale del tuo Comune e chiedi come partecipare.
Per i consigli da dare alle famiglie nei primi giorni, puoi partire da questa breve guida all'inserimento alla scuola dell'infanzia.
In sintesi
Il sistema integrato 0-6 nasce con il decreto 65 del 2017 e trova la sua cornice pedagogica nelle Linee del 2021. Poli per l'infanzia, sezioni primavera e coordinamenti pedagogici territoriali sono gli strumenti pensati per tenere insieme nido e scuola dell'infanzia. Ma la continuità vera si gioca in gesti piccoli: conoscersi, osservarsi, passarsi informazioni utili, coinvolgere le famiglie. Così il bambino che entra nella nuova scuola porta con sé la sua storia, e dall'altra parte qualcuno è pronto ad ascoltarla.
Se vuoi che la documentazione dell'anno sia già pronta quando arriva il momento del passaggio, puoi provare Easy.School gratis.